Madre Merda e padre Pirla

il

Anche questa è una storia volgare per Leone. Anche questa finisce per colpa di un pescatore.

C’è un giorno all’anno, i primi di gennaio, in cui le nuove parole vengono battezzate.

Si mettono tutte in fila una dietro l’altra, ancora vaporose e incerte, e attendono che il signore delle parole metta in ordine le loro lettere e le mandi in giro per il mondo ad arricchire i discorsi delle persone.

Quel giorno il signore delle parole ne aveva battezzate tantissime, era il 2021 e nell’anno passato aveva dovuto aggiungere un sacco di nuovi vocaboli, tipo COVID, assembramento, malattie pregresse, e cose così, era davvero affaticato, gli si chiudevano gli occhi e non vedeva l’ora di tornare a casa, mangiare una zuppetta e mettersi a letto. Però aveva ancora un paio di parole da ordinare, «vabbuò, l’ultimo sforzo», si era detto.

Queste ultime due parole avevano avuto tutto il giorno per pensare a cosa avrebbero voluto essere, la prima credeva di volere essere “carroattrezzi” ma parlando con la seconda, mentre si annoiavano nella lunga attesa, avevano deciso di fare coppia e diventare “madre” e “padre” e stare sempre insieme. Non è che si potesse scegliere, era il signore che aveva in mano tutta l’organizzazione, ma fantasticare non costa nulla. E gli era andata bene, perché giunto il loro turno, il signore, che non ne poteva più, aveva chiesto: «dai, ditemi voi che parola diventare così la chiudiamo qui».

«Madre!»

«Padre!»

Il signore aveva agitato le mani, aveva pescato delle lettere e aveva declamato:

«Da oggi voi sarete…» e aveva lanciato addosso alle due parole ancora incompiute le lettere che servivano al caso loro, delle M D R P e qualche vocale.

Ma qual sorpresa quando dalla bocca del signore, anziché Madre e Padre era uscito: «MERDA! PIRLA!»

«Oh cazzo», aveva pensato il signore, «ma sono troppo stanco davvero, due parolacce capitano, amen». Aveva chiuso tutto ed era andato a casa.

Merda e Pirla erano sbigottiti. Nessuna parola vuole diventare parolaccia, le parolacce escono dalla bocca tra le fessure dei denti, spesso accompagnate da sputacchi e a volte da lacrime. Non si prendono cura di nessuno, come invece avrebbero fatto diventando Madre e Padre: al contrario, fanno male quando ti arrivano addosso.

I due però erano ben intenzionati a rimanere uniti, si consultarono un po’ e decisero che non importa, si sarebbero comunque appiccicati a una madre e un padre.

Così la mattina dopo, ben più riposati, andarono a cercare due genitori nel posto in cui i genitori si assembrano più frequentemente: il parco.

Ne videro due che stavano passeggiando con i loro bambini, erano belli, in forma, abbastanza giovani e pensarono che facevano proprio al caso loro. Merda si diresse verso la madre e Pirla verso il padre. Hop, un saltino ed erano dentro ai loro ospiti.

La madre era una simpatica donna che, a parte nel periodo del liceo quando faticava a studiare i verbi greci e al loro posto le uscivano solo parolacce, era sempre molto educata, dalla sua bocca di solito uscivano vocaboli dolci come amore, ghiacciolo, nanna, doccia, brillantini, favola, mangia tutto. 

Ma mentre era lì che camminava in mezzo al parco, aprì la bocca e con suo stesso sommo stupore disse rivolta al marito: «Attento a quella merda!»

Sciaff.

E il marito: «Oh no, che pirla!»

«Aho!» aveva urlato “Sbadato”, che era stato preso alla sprovvista e non aveva fatto in tempo a lanciarsi fuori per primo.

Era fatta, le due parole erano al calduccio laddove avevano tanto desiderato di stare, dentro a una madre e un padre.

Quel pomeriggio fu tutto un: «merda mi è caduto il ciuccio per terra», «Pirla, giochiamo con la palla?», «Amore caro, ti scappa la merda?», e quando uno dei figli era caduto da un albero sul quale si era arrampicato, la madre e il padre all’unisono correndogli incontro avevano esclamato «Oh merda!», «Ma sei proprio pirla».

La madre e il padre si erano guardati e si erano detti «Sì però basta con tutte queste parolacce…»

«Va bene, pirla»

«Oh merda, di nuovo».

A casa la madre, infastidita da tutte quei merda che le uscivano senza controllo dalla bocca,  aveva annunciato alla famiglia: «Forse sono un po’ stanca, vado a farmi un bagno».

Merda ovviamente era andata con lei, ma la madre era stata sempre zitta per tutto il tempo del bagno e la parolaccia si era addormentata.

Quando si era risvegliata, era notte e si trovava nel letto vicina al padre e a Pirla.

«Pirla, ehi, svegliati»

«Che c’è, Merda?»

«Senti, a me così non piace perché lei mi sputa sempre verso qualcosa altro, tipo una cacca, o per aria nel vuoto. Io voglio stare con te, vorrei che ci parlassimo noi due. Cerchiamo di incontrarci di più domani, quando il padre apre la bocca, tu vieni verso di me, e io verrò verso di te, se no che noia, me ne andavo a fare il carroattrezzi che almeno stavo sempre insieme a “ruota bucata” che mi stava simpatica anche lei».

«Va bene», aveva concordato Pirla «però a me stare qua non piace molto perché al padre puzza l’alito».

«Vabbè dai, facciamo scambio tanto io ho il covid e non sento gli odori».

E così Pirla era andato dalla madre e merda dal padre, e si erano riaddormentati.

La mattina era suonata la sveglia e il padre, con gli occhi ancora chiusi, aveva cercato di spegnerla, facendola cadere, e rompere. «Merda!», aveva detto. La madre a sentire quel merda si era svegliata anch’essa, aveva aperto la bocca e Pirla si era preparato ad andare incontro alla sua amica Merda. «Pirla!» disse a suo marito.

Il marito ci era rimasto un po’ male, capita di far cadere gli oggetti, non l’aveva fatto apposta.

Meglio scusarsi subito e così: «Mi spiace, non l’ho fatto apposta, ma tu sei proprio una merda a insultarmi di primo mattino!»

E per tutta la colazione erano andati avanti a dirsi a vicenda merda e pirla. I loro figli non potevano credere alle loro orecchie.

Merda e Pirla erano felicissimi, uscivano dalle bocche di quei due non appena ne avevano l’occasione, si incontravano a mezz’aria e svolazzavano sulle ciotole di latte e cereali «Guarda quanto li stiamo facendo parlare», dicevano tutti orgogliosi. 

E così trascorse tutta la giornata di madre e padre, e quella dopo ancora, tutta la settimana dal mattino fino a sera a dirsi “merda” e “pirla” a vicenda.

Quando Merda e Pirla si addormentavano, madre e padre si sedevano al tavolo della cucina tenendosi la testa con le mani e sospiravano «Ma cosa ci sta succedendo?»

Purtroppo si era sparsa la voce tra le parole che in quella casa Merda e Pirla la facevano da padrone e così le parolacce, che di solito nessuno vuole usare, avevano raggiunto i due amici e ci avevano dato dentro pure loro, volteggiando libere tra quelle quattro pareti.

«Vaffanculo!» e vaffanculo si era librato felice in bagno quando la madre si era accorta che il padre aveva fatto pipì e poi aveva lasciato l’asse del gabinetto sollevata.

«Stronza!» invece era nel tinello quando il padre aveva tirato fuori dalla lavatrice una camicia diventata rosa per un lavaggio sbagliato.

«Falle tu le lavatrici, allora, coglione maschilista!». Coglione era da tanto che non si faceva un giro, e si era fatto trovare tutto forte e pieno di energia.

«Fai tutto col culo tu» e Culo era uscito dai denti del padre, nonostante Biscottino avesse tentato di tenerlo per un braccio, ma la madre l’aveva ricacciato subito al suo posto con «Mascalzone!» che era dagli anni ’50 che non si faceva vedere.

E insomma, le parolacce avevano preso il sopravvento e “amore”, “ghiacciolo”, “nanna”, “festa” e tutte quelle altre parole che avevano abitato quella famiglia a lungo, se ne stavano tappate dietro a un molare della madre e nel naso del padre, che nella sua bocca non c’era più posto.

Capita a volte che i padri e le madri litighino un po’, ma quei due non facevano altro e alla fine della giornata erano sempre arrabbiati, e tristi.

Merda e Pirla invece erano entusiasti.

Dopo un mese di quell’andazzo, il padre propose alla madre: «Se dobbiamo solo dirci parolacce, forse è meglio che non ci parliamo più, io e te».

La madre fu d’accordo. E così, quando erano insieme, stavano zitti e le parolacce rimanevano al loro posto.

Quando erano da soli, con gli amici o con i figli, invece uscivano di nuovo le parole dolci, perché tanto le parolacce non potevano incontrarsi.

Sulla casa di quella famiglia calò il silenzio, e siccome nessuno parlava, ci si chiudeva ognuno nella propria stanza, i bambini tristi giocavano con il lego senza far rumore aspettando che uno dei due genitori se ne andasse per poter di nuovo parlare, i genitori non si guardavano nemmeno più in faccia perché avevano troppa paura che Merda e Pirla avrebbero trovato il modo di uscire. Che tristezza.

Passò un anno così, ma quelli che soffrivano di più erano Merda e Pirla che non avevano più modo di incontrarsi. Erano annoiati, erano ingrassati, se ne stavano tutto il giorno tra la gola e le tonsille dei loro malcapitati ospiti, al massimo si avventuravano fino al naso e uscivano di lì per scambiarsi due parole, tipo «Che facciamo?»

«Torniamo dal signore delle parole, essere una parolaccia fa schifo, è una merda», disse Merda.

«Ottima idea, pirlona», rispose Pirla.

E così il secondo giorno di gennaio all’alba i due si misero in fila prima ancora che il signore delle parole aprisse i battenti, in modo da essere i primi.

Il signore delle parole era fresco e riposato, pronto a battezzare i nuovi vocaboli 2022.

Ma che ci facevano di fronte a lui due parole belle formate e chiare, grassocce e ben delineate?

«Che volete voi due?»

Pirla e Merda avevano raccontato per filo e per segno cosa era successo durante l’anno passato, e ora chiedevano che venisse loro assegnato loro un nuovo significato.

«No, ragazzi, mi dispiace. Il fatto è che voi non avreste dovuto appiccicarvi a un’unica persona, le parolacce devono spostarsi ogni volta se no succede il casino che avete combinato voi due. Andate a farvi un giro al mare, prendete un po’ di aria, andate a vedere le navi al porto, vedrete che troverete modo di divertirvi lì».

Merda e Pirla ci pensarono un po’ su e poi tutto sommato non era così male quell’idea, si presero a braccetto e si allontanarono verso Fiumicino.

Nel frattempo anche madre e padre si erano svegliati. Madre si era alzata dal letto, aveva aperto le finestre e un bel sole tiepido era entrato nella stanza.

«È così bello, e piacevole» aveva pensato con tristezza, perché era certa che se avesse provato a comunicare quella sensazione così calda, le sarebbero usciti dalla bocca solo un centinaio di improperi, tipo ma che cazzo di caldo fa, è gennaio minchia. Ormai la madre si esprimeva così.

Ma “Bella” spingeva forte contro le labbra serrate, non c’era più Pirla a trattenerlo e così dalla bocca di madre uscì un forte e sonoro «Ma che bella mattina». 

La madre si portò una mano davanti alla bocca, non voleva che “di merda” uscisse subito dopo. Aspettò qualche secondo ma di Merda non c’era traccia. Allora continuò:

«Ma che cielo meraviglioso stamani, e senti gli uccellini come cantano!»

A madre salì nel petto un’emozione di sorpresa e gioia, le sue orecchie non potevano crederci. Non aveva detto nemmeno una parolaccia!

Poi guardò il marito, padre, che ancora dormiva e si rimise una mano a tapparsi la bocca. Era certa che guardandolo avrebbe detto qualcosa tipo vabbè però tu puzzi sempre di merda come un cane rognoso.

E invece c’era Caro che non vedeva l’ora di ammirare anche lui quel cielo così azzurro. «Caro! Sveglia!»

E padre si svegliò, guardò madre e senza neanche pensarci troppo, con gli occhi ancora cisposi le sorrise e dal sorriso fece capolino «Amore!».

Non sto a farla lunga, ma il tempo delle parolacce era finito.

I due genitori felici andarono a svegliare i loro figli, che all’inizio misero la testa sotto il cuscino per non sentire gli insulti a cui erano abituati, ma quando udirono «Cuccioli, andiamo a pranzo al mare oggi!» si misero a piangere ma questa volta per la contentezza di vedere i propri genitori felici.

Fu una giornata stupenda quella, mangiarono gli spaghetti con le vongole e madre e padre ordinarono una seconda bottiglia di Pinot grigio. Poi fecero una passeggiata lungo mare, c’erano i gabbiani che starnazzavano, le onde del mare che si infrangevano sugli scogli, e un pescatore a cui un pesce aveva mangiato l’esca senza abboccare all’amo: «Merda!» aveva bisbigliato. 

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