Volevo ringraziare le mie amiche, tre anni dopo

È passato più di un anno dall’ultima volta che ho scritto in questo blog [n.d.r questo post è cominciato del 2018]: l’ultimo mio post era in occasione della prematura nascita di mia figlia, e non è un caso se il successivo avviene ora. Perché il primo anno è un casino, e chi c’ha voglia, tempo, lucidità, parole, o cocciutaggine per anche solo ricordarsi la password del proprio blog?

E infatti è almeno un’ora e mezza che volevo iniziare a scrivere ma non riuscivo ad entrare qui, e così mi sono scordata la metà delle cose che avevo intenzione di condividere. Mi è rimasta solo una frase mantrica: ho bisogno di più donne nella mia vita.

L’antefatto è che questa sera ho acceso la televisione e ho guardato “La tv delle ragazze” (chi non sapesse: al link c’è un egregio riassunto della trasmissione andata in onda trenta anni fa e un revival adesso): come dice il titolo, è una trasmissione satirica affidata prevalentemente a ragazze delle ultime tre generazioni. Alcune cose belle, altre buffe, altre insipide, ma in generale mi stava piacendo. Poi è arrivata Malika Ayane a cantare l’inflazionatissima hit Girls Just Want to Have Fun. Che ormai ‘sta canzone è diventata quasi la bandiera di ciò che le girls non vogliono, prima del fun ci sarebbero i fundamental rights e, lì per lì, all’apparizione di Malika e sulle prime note ho pensato: mmm.

Ma poi ho avuto l’epifania.

Non sono nuova alle epifanie per vie idiote: quando avevo diciotto anni, o forse appena compiuti i diciannove, vidi il film “La rivincita delle bionde”: c’era Reese Witherspoon che interpretava una scema bionda considerata da tutti una scema bionda, così tanto che alla fine decide di dimostrare che anche le sceme bionde nel loro piccolo hanno un cervello, si laurea in legge e inaspettatamente vince anche una causa, la sua prima.
Quella sera dopo la visione, a diciannove anni – era l’ultimo anno di liceo, mi firmavo le assenze da sola ed ero più scema di una bionda scema di un film americano – mi dissi: se ce la fa lei, ce la posso fare anche io. E di punto in bianco cercai di essere la versione migliore di me stessa: sostituii gli spinelli con le tisane, gli amici bontemponi con la solitudine, la visione di film scemi con la riproduzione degli studi di nudo di Canova (boh) e Dawson’s Creek con lo studio vero. E alla fine uscii dal liceo classico abbastanza dignitosamente, grazie a Reese Witherspoon.

Questo per dire che io non ho bisogno di trovare me stessa tra filosofi e intellettuali, spesso mi basta molto meno.

E sulle note di Malika Ayane ho pensato fortemente: ho bisogno di più donne nella mia vita.

E arriviamo al fatto: uno – io – fa un figlio e poi si trova solo con il proprio figlio.

A me è capitato che la mia famiglia è lontana, le mie amiche storiche sono lontane, le mie amiche con figli sono lontane, a parte una.
E mentre mi sentivo così sola di confronti intorno a me, ho constatato che i pensieri si sono duplicati, triplicati, perché succede che di botto sono diventata responsabile di un’altra persona che ancora non è in grado di prendere le proprie decisioni in autonomia, e tutto il tempo lo passo a pensare qual è la miglior decisione per lei, e la pondero da ogni punto di vista, da ogni angolazione, da ogni e se, da ogni ma se poi, quanto costa, e alla fine sono stremata. Non penso quasi mai a cacchiate, giusto quando sono in fila alla cassa del supermercato.

Non è facile, davvero. Non saprei dire cosa ho fatto quest’anno se non duplicare ogni pensiero.

Solo che a me è capitato che per un anno non ho chiesto aiuto praticamente, se non al telefono, e tutti i pensieri, le paranoie, le frustrazioni, le polemiche, me le sono fatte per lo più nel mio cervello, oppure ho esternato solo il finale con il mio compagno – padre di mia figlia – all’oscuro del ragionamento a monte. Non che sia tutta colpa mia, comunque.

Però: ho bisogno di più donne nella mia vita.
Malika Ayane che cantava a modo suo Girls Just Want To Have Fun mi ha ricordato i momenti nei quali ho condiviso questo anno spietato con altre donne:
quella volta che dovevo andare a una cosa di lavoro e ho chiesto a Lea se poteva stare con mia figlia e lei mi ha detto: sì, certo.
Quella volta che Ilaria ha cucinato per i propri figli e anche per la mia.
Quella volta che Nina imboccava sua figlia e anche la mia.
Quella volta che in treno una ragazza mi ha aiutata a tirare su il passeggino.
Quella volta che Alessandra ci ho ospitate a casa sua e la mattina eravamo una famiglia unica.
Quella volta che ero grassa e un cesso e Francesca mi ha detto: fatti bella che ti porto fuori a bere.
Quella volta che mia sorella ha detto: ci penso io, e davvero ci ha pensato lei.
Quella volta che mia figlia aveva freddo, e Silvia le ha comprato un cappello.
Quella volta che ero stanca e Anna mi ha proposto: ti vengo a prendere io.

Prima di impiegarci mezz’ora per ricordarmi la password del blog, sapevo anche come sarebbe andato a finire questo post, ora non so dove andare a parare ma già che ho fatto tutta questa fatica

31 gennaio 2021: il post è rimasto incompiuto, era il 2018 e mi sa che mi ero scordata di finirlo. Se ora non mi scordo di schiacciare “pubblica”, lo pubblico.

 

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