L’importante è il mezzo

Odio prendere l’aereo, e non solo per la paura di esplodere, crollare, naufragare o precipitare dritta dritta in bocca a uno squalo, ma soprattutto perché ancora non mi capacito di entrare nel veivolo nella bruma di Malpensa e scenderne un paio di ore dopo, chessò, in una città africana dove per strada viaggiano cammelli, asini e Fiat Uno.
Troppo veloce.

La nave è un po’ lenta invece, e il paesaggio è tutto abbastanza simile, seppur meraviglioso; finisce sempre che dopo tre ore a scrutare le onde in cerca di fauna marina, cerco conforto nel bar, ed è puntuale in quel momento che il tipo che arriva trafelato in fila dietro di me alla cassa, esclama: «Abbiamo appena incontrato un branco di delfini!».
Mmmmm.

I road trip in auto mi son sempre piaciuti perché mi conforta quello spazio stretto che diventa la mia casa, mi piace la musica da ascoltare insieme, i lunghi discorsi, i giochi, i momenti di silenzio, il braccio fuori dal finestrino, fumare in macchina e i panini dell’autogrill. Ma è un viaggio, non un raggiungimento della meta. Raggiungere la meta sparati in auto invece mi mette ansia e non mi fido quasi di nessun guidatore, a parte di Silvia, Matteo, Luca G., Alessandra, Dafna e Ciocci. Con gli altri, prego.

Il treno è perfetto. O meglio, l’alta velocità è perfetta. E ho preso più treni in questi due anni che nel resto della mia vita; la tratta è sempre la stessa, ma il viaggio è sempre diverso.
Il primo Milano – Roma di questa serie in realtà fu un intercity, e non era il 1999: la fine del 2013 mi aveva colta triste e insoddisfatta della mia vita sentimentale, e così avevo deciso di andare a prendere aria nella Capitale con le amiche. Ottima decisione, ma la fine del 2013 mi aveva anche colta in un altro momento di povertà (ma perché, che avevo un lavoro e anche la 13esima e 14esima?) così estrema che le mie compagne e amiche di viaggio impietosite avevano rinunciato al FrecciaRossa per 7 ore suddivise nelle 18 fermate nei capoluoghi di provincie che si frapponevano fra noi e Roma. Fu un viaggio stremante, ma pieno di gioia. Mi stavo lasciando alle spalle il freddo di Milano, la pesantezza delle feste e l’insofferenza per tutto il resto, e lo stavo facendo con le amiche, le guardavo ed ero felice.
Se non fossi partita quella volta, non sarei a Roma oggi.

Poi tornai a Roma un venerdì di qualche mese dopo, acquistando un biglietto stavolta Freccia. Feci il viaggio emozionatissima, stavolta sola; tre ore furono troppo poche e volarono perché ad aspettarmi alla stazione Termini – dal lato di via Marsala – c’era un Matteo, che avevo incrociato a capodanno e col quale avevamo dato il via a un’intensa relazione epistolare finché un giovedì sera mi disse: «Che fai domani?» . Io lo presi come un invito e partii.
Il ritorno del lunedì mattina, il primo di una lunga sequenza di Frecciarossa all’alba delle 6, fu affrontato in uno stato di estasi, detto anche “ha perso la testa per uno”. Guardavo i panorami fuori dal finestrino, e sospiravo sognante. Ascoltavo le chiamate di lavoro altrui, e sospiravo sognante, non riuscivo a dormire perché sospiravo troppo sognante. Disturbai tutto il vagone raccontando concitata a un’amica i due pazzeschi giorni che avevo appena trascorso, finché una signora mi disse di stare zitta e mi immersi nuovamente nei miei sospiri e nel mio sorriso ebete.

giornofortunato
Una giornata fortunata
panorama
Umbria in lontananza, Canyon in primo piano

Quando la discesa a Roma diventò la routine del weekend, sfumata l’emozione dei primi tempi, gli occhi a cuore furono sostituiti dalla sensazione di prendere il treno delle vacanze. Ogni venerdì sera staccavo totalmente con la mia vita: Milano divenne la città del lavoro e Roma quella della vacanza. Ho sempre avuto voglia di partire, mai di tornare.
In ogni caso, il viaggio si trasformò in una bolla temporale di tre ore da dedicare a me stessa.

Con i Milano – Roma ebbi finalmente nuovo tempo per leggere. Ho divorato “Avventure della ragazza cattiva” di Vargas Llosa, uno dei più bei romanzi di sempre, e la tetralogia della Ferrante. Nelle regole del pre partenza avevo inserito anche l’acquisto di Internazionale e Vanity Fair, per una cultura trasversale. Mi piaceva molto il treno del venerdì sera.

Sul Roma – Milano del lunedì invece finalmente dormivo e mi riposavo dalle follie del weekend.
Dormire in treno è un’arte, e io ci ho impiegato qualche mese per farla mia.
C’è chi deve allargarsi e stendere le gambe, io invece devo rannicchiarmi e dunque è essenziale il posto finestrino per appoggiarmici contro. Poi bisogna trovare una posizione che non faccia ciondolare la testa, che poi gli altri ti guardano e ridono di te, ma senza incancrenire il polso appoggiando il capo su una mano. È altresì fondamentale schermare la bocca dagli sguardi, che se il sonno mi prende bene è un attimo che comincio a sbavare, e anche quella è fonte di ilarità dei passeggeri vicini. Me ne fregai delle apparenze solo una mattina nella quale capitai in un vagone stipato di baldi rugbisti milanesi che avevano sconfitto la sera prima quelli romani, avevano festeggiato ed erano ripartiti. Sul treno erano crollati, un po’ puzzolenti e senza vergogna, e io mi son sentita a mio agio e protetta e ho dormito peggio di loro.
Non prima di avergli scattato una foto:rugby

Il lunedì mattina sono comunque sempre arrivata al lavoro che sembrava mi avessero preso a botte. Dormire composti è un arte che non credo farò mai mia.

Da quando vivo a Roma invece mi sento una romana che va in gita, sul treno che mi porta a Milano, e una milanese col magone, quando devo tornare.
Però poi, sempre, quando il treno raggiunge la città e vedo le luci di San Pietro, mi prende un’emozione fortissima, la stessa che provai al mio secondo arrivo a Roma: sento le farfalle nello stomaco e l’idea di cose nuove inaspettate che succederanno, e scendo dal treno felice e leggera nel luogo che più mi è familiare, la Stazione Termini.

freccia
Termini ore 6
finstrino
Riflessa che rifletto
stazionemilano
Ma perché scattavo tutte queste foto?

centrale

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. stefi ha detto:

    Mamma mia Tieta!!! Condivido proprio ogni parola!!! Adoro il treno ed esattamente per i tuoi motivi, la sola cosa che non riesco a fare è dormire, appunto per il timore di mascella e bava cadenti!!!

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  2. me ha detto:

    oddio, la mia storia! senza il trasferimento. e con meno ansia e panico che mi ha preso nel vivere una storia a distanza.

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  3. Ormoni Impazziti ha detto:

    è bellissimo leggerti e vedere la mia vita al contrario: romana trasferita a Milano. Ho il mio blog pending ormai da due anni, tutti questi pensieri non riesco più a raccoglierli e fissarli. Continuerò a leggerti per trarne ispirazione e perché vedere Roma amata mi rincuora.

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