Al mercato di Piazza Vittorio

È successo che il blog “Il Milanese Imbruttito” abbia interpretato così il mio oroscopo settimanale:

Il consiglio: Parlate come mangiate o piuttosto fate un corso di meneghino e ricordate Chi volta el cùu a Milan, il volta al pan!

Appena letta questa maledizione, colta dalla sorpresa, mi son voltata di scatto, ho urtato il computer, l’ho fatto cadere e ho rotto l’hard disk.

Li mortacciiiiii i i i i ii

Eh beh, che sarà mai: ho portato a riparare il computer nel quartier generale cinese a Piazza Vittorio, una piazza romana a pochi passi dalla stazione Termini, dove ho fatto la sbalorditiva scoperta che non tutto il mondo è paese, che i cinesi romani sono ben integrati con Roma, o quanto meno, lo sono più che a Milano e che, se proprio devo fare un confronto per rendere l’idea, i ragazzi che mi han riparato il computer sembravano più nelle movenze e nell’aspetto il rapper americano 50 Cent, piuttosto che Jackie Chan.
Mi ha stupita: sono una ragazza della Chinatown milanese io, e lassù ci sono delle regole non scritte che vengono rispettate tra i conviventi del quartiere, tipo: italiani da una parte, cinesi e allogeni dall’altra. Diciamo che il quartiere cino-meneghino è bello, ma non spicca per il sincretismo culturale.

Ma torniamo a Roma.
Non proprio di ottimo umore, dopo aver definitivamente avverato la profezia dell’Oroscopo Imbruttito consegnando i miei ultimi risparmi ai cino rappers, e sopraffatta da quel pessimismo sordo che si prova quando sul conto corrente non son rimasti che i soldi per pagare la bolletta del gas, l’abbonamento a internet, un pacchetto di sigarette, girovacchiavo in compagnia di quella sensazione e di tutti gli altri demoni dei fallimenti, ripensamenti, avvilimenti etcetra.
I demoni venivano inoltre alimentati ogni qualvolta attraversassi la strada, dalla conferma alla mia ipotesi per la quale ai romani non sia noto il significato delle strisce pedonali con un pedone in carne e ossa che ci transita sopra: non sono le strisce della Juventus, non sono decorazioni antiche, non sono le strisce di partenza del GP. Stanno a indicare dei passaggi in cui i poveretti senza motorino e senza Smart possono passare con la precedenza. Facile, ve’?
Mi sono addentrata in questa zona ancora a me sconosciuta, inforcando il mio Iphone come la bacchetta del rabdomante, che se perdo Google Maps è un attimo trovarmi a Centocelle anziché a casa.
Invece son capitata al Mercato Esquilino – meglio conosciuto come il mercato di Piazza Vittorio – e, già che essendo senza computer non avevo nulla da fare, ho deciso di farci un giro turistico.
I mercati, nel mio immaginario e nella mia esperienza, sono un’alternativa esotica e romantica al supermercato, un lusso di quando si ha tempo in abbondanza e soldi in contanti. Per i romani mi pare di capire che non sia così, qui si tratta proprio di un fatto consueto e ordinario al quale mi voglio presto adattare.

(Ma qua non hanno l’Esselunga…)

aglio

E d’un tratto, varcando la soglia del mercato, la mia testa si è sgonfiata di fronte all’umanità: i banchi degli indiani che vendono strane verdure bitorzolute, spezie profumate e legumi sconosciuti, gli arabi che detengono il settore della carne – halal – i cinesi organizzatissimi, i pakistani immersi fino ai gomiti dentro a pesci baffuti e alti come me (per sapere la mia altezza basta leggere il post precedente), alimenti mai visti prima, tipo i granchi blu o le rape rosse, che boh,
all’Esselunga non ci sono.
granchi
Mi sembrava tutto buono, fresco e invitante.
Ho percorso in lungo e in largo i corridoi dove vige la regola di tutti i mercati del mondo: acchiappare i clienti facendo complimenti galanti e battute buzzurre, e mi son fatta trasportare. Sembra di stare al suk di Istanbul, poi giri l’angolo e ti ritrovi al porto di Essaouira, al mercato Barbès di Parigi, a Bangkok e a Napoli.
Un commerciante di qualche zona del sud est asiatico sorridendo mi ha regalato una radice di zenzero, che era proprio quello che avrei voluto in quel momento. Ho ringraziato e ho continuato il mio giro con le mani in tasca, dove ci ho trovato inaspettatamente un euro. Son tornata da quello dello zenzero, ho comprato gli spaghetti di riso e ho pensato che se là erano tutti disposti a sorridere ed essere gentili per un pacco di pasta, non è che potevo essere così malmostosa io, che dopotutto ho una casa con un terrazzo.spezie

Sono uscita con il sollievo, un sollievo dato dagli occhi vispi e sorridenti che ho trovato nelle persone al mercato, dai profumi diversi, dalla Pollyanna che è sempre in me, e dall’appello che mi rimbombava nel cervello “stranieri, non lasciatemi sola coi romani”.

 

scherzo.

 

 

mercato di piazza vittorio roma

conchiglie

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. stefi ha detto:

    Sempre meglio Tieta!! Questo poi parlando di mercati è uno dei post preferiti. E mi fai tanto ridere!!

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  2. Francesca ha detto:

    quando vivevo a roma amavo andare a piazza vittorio così anche solo per farci un giro, che bello rivivere la stessa emozione con te! Ma c’è ancora MAS lì all’angolo?

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  3. tietamadia ha detto:

    Sì! Ma mi temo di aver capito che sia in chiusura…

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  4. Francesca ha detto:

    accidenti! un gran peccato…

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