Le lucine di Natale e l’aRoma di aglio

Questa mattina ho inaugurato il blog, ho fatto la spremuta di arance, ho bevuto il caffè in terrazza – già – e ho pensato che ‘sta dicembrata romana non è niente male, a parte per quella sensazione un po’ strana che ho provato solo guardando la puntata natalizia di Beverly Hills 90210, dove la famiglia Walsh addobbava l’abete natalizio in short e canotta.
A eccezione di questa nota stonata, ma non sgradevole, ho preso la porta di casa traboccando di friccichio indipendentista, come un animale dello zoo che viene riportato in to the wild: o la va, o la spacca.

Così sembro una rincoglionita, in effetti. Non è che prima di oggi io non abbia mai avuto lo spirito di intraprendenza per fare le esplorazioni, è che tutte le volte che esco da sola (cioè senza colui per il quale sono qui) succedono delle cose: una volta è crollato il tetto della metropolitana, Roma bloccata, io pure. Son tornata a casa – in quella data stavo sulla Cassia, che è come dire Milano 3, cioè non è Roma e non è Milano – nello stesso tempo che ci avrei impiegato ad andare a Napoli, morire, e tornare.
Un’altra volta, appena trasferiti nella nuova casa, uscendo per sbollire l’astio domestico che stava prendendo il sopravvento, ho chiuso per sbaglio Colui Per il Quale Sono a Roma, dentro casa.
Non è stata colpa mia, ma della serratura della porta rotta.
Però ho dovuto chiamare il fabbro, fargli scalare il tetto per introdursi nel domicilio dal terrazzo, fargli distruggere la serratura, pagarlo, e poi farmi accusare da Colui che era stata colpa mia, e farmelo ripetere per 3 giorni. E neanche aveva esigenze di uscire di casa. L’astio domestico è salito alle stelle in quell’occasione.

Oggi è stato un successo.
Ho preso un autobus, direzione centro. Ho scoperto che qui puoi fare il biglietto sui mezzi, non su tutti, ma è un fatto da paese civilizzato, e a me queste piccole accortezze esaltano. Tipo: a Milano mi fanno la multa se a mezzanotte sono sul tram senza biglietto, e io dico: «ma come diamine faccio a munirmi di documento e convalidarlo se le edicole sono chiuse e non esistono distributori di biglietti?» E il controllore mi risponde: «signorì (non sono milanesi i controllori di Milano), doveva pensarci prima.» Beh, io non penso quasi mai prima a queste cose, sui biglietti sono piuttosto istintiva.
Se non che, l’autista di oggi mi ha detto: «signorì, non faccia er bigljetto su, che la macchina pijia i soldi ma nun dà er bigljetto.»
Roma – Milano zero a zero.

L’autobus era pieno di pellegrini giubilanti, i pellegrini di oggi erano di qualche Europa dell’est, conosciuta per la quantità di aglio che ingurgitano. Così per tutto il tragitto ho avuto in mente solo: A-Roma di aglio.

E poi però son scesa, ho respirato, mi son persa nei vicoli del centro, ho sbattuto contro Piazza dell’Orologio, ho camminato sui sanpietrini lucidi, sono passata davanti a Giulio Passami l’Olio (è un ristorante – enoteca di quelli che piacciono a me, piccolo, con i tavoli di legno, le pareti ricoperte di stampe e bottiglie di vino, i tavolini fuori) e il burbero Giulio – che poi ho scoperto chiamarsi Riccardo – ha esclamato nella mia direzione: «Carina… Piccoletta, ma carina che sei!» (e sono alta 1,63 cm).
Il complimento stradale mi ha confermato che stavo tornando in me, e riacquistando le mie prerogative di nascita, perché stavo camminando sorridendo.

orologio.JPG
Ho raggiunto un’amica a casa sua, e ho lavorato da lì per tutto il pomeriggio con le finestre aperte su una romanità verace che si insulta a suon di ‘a stronzo – il corrispettivo meneghino di oh zio – e potendone ridere dalla nostra posizione privilegiata; facendo le pause sigaretta, le pause tè, le pause chiacchiere il dovere assume un suo perché. Poi ho percorso i 4,6 km di ritorno a piedi, e mi sono commossa.

A tutti piacciono le lucine di Natale, ma a me di più.
Durante l’infausto quinquennio della Moratti a Milano, l’unica azione da me me apprezzata, tanto positiva quanto inutile, che fece la nostra sindachessa nell’ultimo dicembre del suo mandato fu di riempire la città di luminarie da far impallidire Parigi.
Una gioia che mi venivano le lacrime agli occhi ogni volta che uscivo di casa.
Poi è arrivato il buon Pisapia, quello che a voi romani brucia che la capitale morale mo siamo noi grazie a lui, ed ha avuto l’accortezza di spendere i soldi della cassa comunale in altro che non in Enel, e ciao ciao Castello Sforzesco sfavillante, ciao ciao Champ Sempione, ciao ciao Melzi d’Eril come il bosco delle fate.
‘Sti romani invece si danno un gran daffare, e io ne sono grata: camminare per le vie del centro della Capitale addobbato a festa è come stare sul set di “Miracolo nella 34esima strada”, non c’è negozio, hotel o vicoletto che non sia decorato a dovere, e non con quelle brutte lucine led fredde, qua son tutte lucine belle!
Ho anche sbattuto contro un vero set, quello di D’Alatri alle prese con un nuovo film; cosa che se capita a Milano – di imbattersi in un set per strada – si forma la coda peggio che in Piazza Piemonte per i Telegatti quando invitarono Luke Perry di Beverly Hills 90210.

Roma – Milano uno a zero.
Peccato per i 15°C.

lucine3
Ma questo che cosa è? Vorrei viverci dentro
lucine2
Lucine a forma di astronave
lucine1
Ce n’erano anche di più appariscenti, anche se i fili sono sempre i miei preferiti. Ma troppa luce non viene catturata dai miei mezzi fotografici.

 

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. stefi ha detto:

    Stai già a capì tutto!!! Comunque te l’appoggio sugli addobbi natalizi, anche a me viene da piangere, ma sono l’unica inguaribile “natalista” in casa, adesso ce n’è un’altra, meno male, la vita mi sorride. Unico appunto: escluderei che qualsivoglia romano abbia mai pensato di vivere nella capitale morale del paese. Rode sì di Pisapia, ma per altro, perchè ha fatto rinascere una città, mentre qui siamo all’ammazzacaffè!

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  2. tietamadia ha detto:

    Grazie! Era ironico il rodimento…

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  3. stefi ha detto:

    E ce lo so!

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  4. anonimo ha detto:

    Da quando sei partita le uniche lucine che risplendono sono le mie lacrime di nostalgia..

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