Svegliarsi fuori

I blog vanno cominciati la mattina, perché si sa che la sera si hanno solo idee e intenzioni orribili, dense di pessimismo.

Mi sono trasferita a Roma da due mesi, da Milano.
Ho frequentato Roma per un anno e mezzo, da pendolare del weekend: arrivavo qui e venivo portata a feste pazzesche su terrazze vista Colosseo che manco Scajola e Jep Gambardella.
La prima sera ho conosciuto attori e attrici di fiction mai viste, la seconda ho ballato cheek to cheek coi figli di – di pietre miliari della storia del teatro e del cinema italiano, il terzo giorno ho pranzato in riva al mare coi piedi nella sabbia a suon di pesci alla griglia e vino bianco, il quarto giorno ero apprezzata da mezza Roma, un apprezzamento pregno di razzismo “ma tu non sembri milanese, sei simpatica e sorridi”.
All’ottantesimo Frecciarossa a/r Milano – Roma mi sono trovata su un’isola siciliana, dove ho preso la mia decisione di sperimentarmi nel nuovo (la faccio breve, ma è che ho già narrato il percorso in quel link di poco fa).
Abbiamo (io e il mio lui romano) affittato una casa nel quartiere dei giovani, ho trovato un lavoro a Milano ma che potevo fare da Roma, ho lasciato la mia casa e il mio quartiere accogliente meneghino, ho salutato l’agenzia dove lavoravo controvoglia, e mi sono preparata a vivere nuove e fantastiche avventure.

Non avevo considerato i lati pratici della vita.

Ho scelto di fare un lavoro da remoto, mi son detta: chissà mai, Roma è bella, ma anche Parigi e New York lo sono, posso sempre portarmi dietro il mio pc e il mondo mi spalancherà le porte.
Ebbene, no.
Guadagno troppo poco anche per permettermi un biglietto interregionale veloce per tornare a Milano.

Incontrerò persone interessantissime, che mi permetteranno di raggiungere i miei scopi artistici, creativi e di appagamento professionale.
Ebbene, no. Il divano, Netflix e Downton Abbey sono diventati la punta di quell’iceberg che ha come base il motto letto su una tazza “stare a casa is the new uscire”.

E poi, lavorando da casa avrò più tempo per me, per esplorare, fare giri, mangiare un gelato a Campo dei Fiori, fare un giretto in Vespa, andare dal parrucchiere.
Ebbene, no.
Ho passato questi due mesi chiusa in casa a sbraitare contro la tecnologia, i tecnici di svariate compagnie, questo lavoro infame e inutile, e il mio fidanzato, che non capisce perché io sbraiti. Che anche lui lavora da casa, e subisce il mio malcontento con una reazione pari al quadrato delle mie recriminazioni.

Sarò indipendente, libera, libera da quelle logiche marce e gerarchiche d’agenzia!
Ebbene, col cazzo. Mica che se lavori per conto tuo non devi renderne conto a nessuno. E poi tutta questa indipendenza non mi ha portato a conoscere nessuno.
Sì, mi posso svegliare all’ora che voglio, ma non mi capita più quella risata intrattenibile e soffocata, quando passa il capo mentre è successa quella cosa che a te e al tuo collega fa pisciare nelle mutande dallo spasso. Mi mancano le persone, e mi manca fare il tragitto casa – lavoro.

Ebbene, ora basta.

Ho voltato il cul a Milan, forse l’ho voltato al pan (non che prima fossi benestante, comunque), ma ora è tempo di svegliarmi fuori – come direbbe la mia amica bresciana – e iniziare la mia Vita Romana, da milanese, sia chiaro.

Nel mio vecchio blog raccontavo ciò che conoscevo molto bene, il mio quartiere; nel mio nuovo blog racconterò di cose, luoghi, persone, abitudini e tradizioni che non conosco per niente.

Ora esco,

con i mezzi pubblici romani.

roma_cielo

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. stefi ha detto:

    Ma che carino Tieta!!!!! Sei fantastica e io tifo per te, ti capisco molto quando racconti che scrivere è comunque un lavoro che si fa da soli, di fronte al pc, senza confronti con la gente, e dopo un po’ quel confronto manca, ma sono certa che troverai tante cose da fare e tanta gente da vedere e conoscere. Ed è vero, sei molto simpatica e ridi sempre, anche se sei milanese. Ci regali molta gioia e allegria. Dopo le vacanze, quando vuoi, ti porto in giro per la mia Roma.

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  2. Ho bene in mente quello che conoscevi come le tue tasche: Il tragitto, l’agenzia, l’amica Bresciana! Ma vedrai bisogna solo abituarsi a tutta questa libertà, non è facile! Non vedo l’ora di leggere prossimi post di una milanese a Roma 🙂 Mi fai piegare! baci

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  3. Susanna ha detto:

    Io voltai il “cul a Milan” nel lontano 1976 (erano per fortuna anni diversi) e non me ne sono mai pentita ma …ora volterei “er culo” a Roma mOOlto volentieri!!!

    Piace a 1 persona

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